Le varie reazioni e commenti,
nel mondo della sinistra, sulla vittoria di Emmanuel Macron, alle elezioni
presidenziali francesi, contro la sfidante Marine Le Pen, spaziano da quelli più
entusiasti, che parlano di “trionfo della democrazia”, a quelli, via via più
scettici e critici verso Macron, i quali comunque parlano di “scampato
pericolo” o di “male minore” e ritengono che il rischio di una vittoria "fascista" sia stato scongiurato.
Sono tutti atteggiamenti che denotano quantomeno una superficialità e una carenza, se non mancanza di analisi.
Sono tutti atteggiamenti che denotano quantomeno una superficialità e una carenza, se non mancanza di analisi.
La superficialità è data, a
mio avviso, dal non comprendere le dinamiche profonde del potere nei paesi
occidentali (e non solo) di oggi e che ci sia una grossissima differenza tra andare al governo e detenere il potere.
Nelle società come quella
francese o italiana i governi cambiano, ma gli indirizzi generali di questi molto di meno. Questi non
possono che riflettere gli interessi della classe sociale dominante (locale e
anche internazionale), ossia, della grande borghesia, soprattutto quella
finanziaria (a scanso di equivoci, questo non significa che i governi sono
tutti identici, bensì che le differenze fra questi rivestono questioni per lo
più secondarie, mentre le linee politiche generali sono uguali, ossia, quelle
liberiste).
D’altronde l’abbiamo visto
anche in Italia, negli ultimi 25 anni, dove, nonostante la ripetuta e ritrita
“chiamata alle armi” e al voto utile del PdS-DS-PD contro il pericolo di Berlusconi e delle
destre neo-fasciste e xenofobe, i vari governi, Centro-destra e Centro-sinistra,
in modo “bipartisan”, si sono resi tutti protagonisti della restaurazione
neo-liberista, che ha comportato privatizzazioni, attacchi al salario, alle
pensioni, alla scuola, alla sanità, ai diritti dei lavoratori (con il boom di
contratti sempre più precari) alla creazione di uno Stato sempre più
autoritario, repressivo ed invadente (con la scusa della lotta al terrorismo),
nonché militarmente sempre più interventista.
Complice di tutto ciò è
stato quello che io chiamo “antifascismo astratto”, e che da decenni egemonizza
la sinistra italiana ed europea.
Ma che si intende per
“antifascismo astratto”?
Grosso modo si potrebbe
definire come un atteggiamento di ostilità e/o di paura nei confronti di forze
politiche o personaggi di destra, che prescinde dalla loro effettiva possibilità
di nuocere, ossia in un contesto –come quello italiano ed europeo occidentale
di oggi- che di fatto rende impossibile la restaurazione di un vero e proprio
fascismo.
Le destre di oggi
possono al massimo andare al governo, ma NON prendere il potere. Ossia, se pure
dovessero andare al governo (cosa peraltro non facile per le forze più di
estrema destra) saranno comunque tenute a seguire le linee generali delle
società occidentali liberiste. Forse potrebbe esserci una maggiore repressione verso
l’immigrazione, ma anche quella in misura assai limitata e forse più
“scenografica” che altro. L’immigrazione, infatti, fa comodo ai grandi
capitalisti, perché contribuisce ad abbassare salario e diritti dei lavoratori,
e quindi nessun governo di destra potrà mai stopparla in modo serio.
Per l’antifascismo astratto,
il “fascismo” viene visto come un male
assoluto e sganciato dalle dinamiche delle classi sociali e dalla lotta di
classe. Come se fosse un corpo o una malattia che vivesse di vita propria e che
si insinuerebbe nella nostra società, per poi, da un momento all’altro,
riaffiorare e ritornare al potere, per instaurare di nuovo un regime simile a
quello del ventennio.
Palmiro Togliatti, forse il
più grande studioso del fascismo, nelle sue “Lezioni sul fascismo”, collega
chiaramente e ripetutamente tale fenomeno politico alla borghesia
(specificamente ad alcuni strati di questa) e all’imperialismo.
Non solo: egli
spiega che, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, l’ideologia fascista
non era un qualcosa di saldamente costituito, bensì alquanto eterogeneo e soprattutto funzionale
agli obiettivi di quel periodo, di legare assieme differenti strati della
borghesia.
Il fascismo, sebbene abbia, per Togliatti, delle caratteristiche
proprie, rimane pur sempre una versione della più ampia dittatura della
borghesia. Questa dittatura di classe rimane tale anche quando si presenta in forme più democratiche.
Viceversa, la grande
maggioranza della sinistra oggi in Italia (comunisti compresi) stenta a vedere
il problema principale nella (grande) borghesia e tende a collocare la lotta di
classe, di fatto, in secondo piano, rispetto a quella, apparentemente più
importante, di “destra-sinistra”, finendo facilmente per accantonarla e
dimenticarla del tutto, quando crede di trovarsi in presenza di un presunto
pericolo delle destre o del fascismo.
Finendo, così, per fare
fronte comune assieme al suo vero nemico (tattica che è stata giusta negli anni
30-40 del secolo scorso, quando esistevano il fascismo e il nazismo, ma non
oggi), ossia, alla borghesia finanziaria. Nemico che è molto più insidioso e
pericoloso delle destre, se non altro perché si presenta in modo falsamente
democratico e perché il suo autoritarismo non è mai esplicito, ma ben
camuffato.
Infatti, oggi il paradosso è
che il “fascismo” (se proprio vogliamo usare questo termine) -inteso come
tendenza ad una società autoritaria, elitaria, oppressiva, sfruttatrice e
guerrafondaia- viene portato avanti proprio da quelle forze politiche
“democratiche”, o addirittura “progressiste”, le quali fanno appello al voto utile contro l’affermazione ed il pericolo delle destre.
Nell’Italia e nell’Europa di
oggi, l’antifascismo, se vuole essere concreto e non astratto, deve prendersela semmai contro
i vari Macron, Renzi, Merkel; contro la BCE, l’euro e contro la NATO.
Stiamo parlando di soggetti
che, tra l’altro, non si fanno alcuno scrupolo a sostenere Stati, governi e
forze politiche apertamente reazionari, come il governo golpista e filo-nazista
ucraino, come lo Stato sionista di Israele, come i terroristi controrivoluzionari
del Venezuela, come i terroristi jihadisti (spacciati per “opposizione
democratica”) che da anni hanno gettato la Siria in una guerra sanguinosa, ecc.