lunedì 17 settembre 2012

Proteste nel mondo islamico. Non è solo religione

Ambasciate e consolati assaltati, bandiere bruciate, catene ristoratrici devastate, ambasciatori uccisi (quello USA in Libia). E poi scontri, sparatorie, morti e feriti.
Tutto il mondo islamico è in tensione, ovunque ci sono manifestazioni di protesta. Dal Pakistan al Sudan, dall'Iran alla Tunisia, dallo Yemen alla Libia, dal Libano al Marocco, dall'Afghanistan all'Egitto.
Il tutto sembra essere partito da un film ritenuto offensivo per la religione islamica. Sembra.

Le cose, come sempre, sono un po' più complesse: forse mai come in questo caso si tende a confondere la scintilla con la polveriera. L'offesa provocata dall'uscita del film può essere chiaramente paragonata ad una scintilla. Ma l'odio, la rabbia e la violenza che si sono scatenati in questi giorni in quei paesi hanno motivazioni che vanno ben al di là delle questioni strettamente religiose.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai ad essere presi di mira non sono i luoghi di culto di altre religioni (presenti in abbondanza in numerosi paesi a prevalenza islamica), bensì le ambasciate e i consolati. E, neanche a dirlo, soprattutto quelle americane. E ovunque, ad essere bruciate sono le bandiere degli USA e di Israele, non certo quella del Vaticano.
E quali sono queste motivazioni?

Di motivi ce ne sono diversi, ma ciò che su tutti sembra prevalere è l'ostilità contro le politiche dell'Occidente (USA, soprattutto, ma anche Israele ed Europa) degli ultimi anni, che si vanno a sommare a quelle della vecchia Europa colonizzatrice.
Politiche di guerra e di dominio. Diretto ed indiretto.
In quello diretto rientrano la guerra in Afghanistan, quella in Iraq e quella in Libia, nonchè il forte scalpitamento degli occidentali per invadere la Siria (e il loro appoggio ai "ribelli") e per attaccare l'Iran. E mi pare che non è poco.

Il dominio indiretto è più complesso e meno visibile, ma non per questo meno incisivo e dannoso (per loro) e meno fautore di odio e rancore da parte di quei popoli nei confronti degli Stati Uniti soprattutto.
Si tratta di tutti quei paesi retti da regimi autoritari (anche se alcuni appaiono formalmente "democratici") e i cui capi di Stato e i ceti dirigenti perseguono gli interessi euro-americani (oltre che quelli loro) a tutto danno delle popolazioni locali.
Spesso sono paesi produttori di petrolio, che vanno ad arricchire le grandi compagnie petrolifere occidentali e il ceto dominante locale, che ostenta uno sfarzo faraonico, mentre il popolo vive in gran parte in miseria.
Nel dominio indiretto rientrano pure le "rivoluzioni" chiaramente fomentate, armate e finanziate dall'Occidente e dai vari emirati oscurantisti amici di questo, come quella libica e quella siriana.
Ancora più grave è quanto è accaduto di recente in Sudan, dove la parte più ricca di petrolio, quella meridionale, si è scissa dal resto del paese, formando uno staterello, col chiaro appoggio -anche lì- degli USA, nella cui orbita gravita ora il Sud Sudan. E a tutto danno del resto del paese.
Non è un caso che uno dei luoghi dove ci sono stati incidenti gravi in questi giorni è Khartum, la capitale del Sudan.

Quando si verificano queste ondate di manifestazioni di protesta particolarmente forti e violente stiamo attenti a non cadere nella facile tentazione di dare un giudizio superficiale (e dettato dai forti pregiudizi che abbiamo nei confronti dei popoli islamici) e di bollare tali episodi come "fanatismo religioso".
Infatti, al di là della causa scatenante, ci sono quasi sempre motivazioni assai più profonde.

1 commento:

  1. ciao! ho cliccato su un vecchio commento ed è apparso il tuo blog.. mo' me lo segno
    :)

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