Antonio Gramsci può essere considerato un semi-sconosciuto. Almeno in Italia (all’estero è molto più studiato che da noi).
In teoria tutti sanno chi è stato, molti lo citano, ma sono pochissimi quelli che veramente conoscono le sue geniali –è il caso di dirlo- analisi e intuizioni, anche a sinistra e perfino tra i comunisti. Il fatto che la frase sua di gran lunga più citata sia quella sugli “indifferenti” (che risale al Gramsci giovane, immaturo e ancora venato di idealismo) la dice lunga.
In realtà il “vero” Gramsci è quello delle Tesi di Lione, quello del “blocco sociale e storico”, dell’”egemonia”, quello dell’”intellettuale organico”, dell’”intellettuale collettivo”, delle “casematte”, del “senso comune”, eccetera.
Ma
veniamo a Beppe grillo e al Movimento 5 Stelle.
In
che modo ci può aiutare Gramsci?Intanto con il suo discorso sull’egemonia (l’egemonia in Gramsci è la capacità di una classe sociale –in genere quella dominante- di far passare i propri interessi di classe come interessi generali della società).
In
Italia negli ultimi 30 anni i ceti dominanti (banchieri, grandi imprese,
gerarchia ecclesiastica, dirigenti vari), ossia la borghesia, hanno ripreso
alla grande il controllo della società, sconfiggendo il movimento operaio,
eliminando un partito come il PCI e qualsiasi altro partito seriamente di
sinistra, “rottamando” –per usare un termine alla moda- la teoria marxista,
ormai considerata “vecchia ideologia superata”.
Ora,
è vero che la borghesia è, a sua volta, divisa al suo interno e i suoi vari settori
sono spesso in guerra tra di loro. Ciononostante, essa esercita un’egemonia
politico-ideologica talmente forte, che perfino il malcontento popolare e di
classe –anche radicale- trova in parte espressione in un “movimento” borghese,
quello del M5S di Grillo e Casaleggio (si chiama “movimento”, ma è un’azienda
con tanto di titolare, che è Grillo).Milioni di proletari, anche persone tradizionalmente di sinistra, oggi sono sempre più attratti dal M5S, a riprova di quanto l’egemonia della borghesia sul popolo italiano sia potentissima e pervasiva. E di quanto il “senso comune” –per usare sempre un concetto gramsciano- si sia spostato a destra.
Ma
l’enorme seguito che il M5S riscuote fra i ceti popolari non deve trarre in
inganno: la vera natura di questo movimento-azienda è squisitamente borghese.
Ossia, la sua base sociale sono le piccole-medie imprese e anche quelle grandi,
ma poco internazionalizzate e finanziarizzate. Che sono poi gli stessi settori
sociali che fino a poco tempo fa seguivano Berlusconi, la Lega e Alleanza
Nazionale, ma anche –nelle regioni cosiddette “rosse” - il PdS-DS-PD.
Oggi
questi strati sociali risentono della crisi economica e delle politiche europee
di austerità e non si sentono più tutelati dalle forze politiche
“tradizionali”. Si stanno sempre più radicalizzando e seguono sempre più
Grillo.E in effetti le misure concretamente portate avanti dai pentastellati laddove governano gli enti locali sono a favore delle piccole imprese.
Anche
qui vediamo quanto sia utile distinguere fra “base sociale” e “base di massa”
di una forza politica. La prima è la classe sociale (o una parte di questa) che
una determinata forza politica rappresenta effettivamente, ossia, è ad essa
organica, mentre il secondo caso (“base di massa”) è composto da larghi strati
di ceti popolari che seguono una determinata forza politica, anche se
quest’ultima –al di là dei discorsi strumentali e demagogici- non persegue i
loro interessi (o lo fa solo in minima parte), e, anzi, spesso persegue
interessi opposti.
E’
il caso del “Movimento” 5 Stelle, che ha la sua base sociale nella
piccola-media borghesia nazionale e la base di massa nei ceti popolari italiani,
i quali si illudono di aver trovato finalmente un loro riscattatore.
Un
altro concetto gramsciano sicuramente da tenere presente è quello di
“sovversivismo delle classi dirigenti (o sovversivismo dall’alto)”.
Il
M5S rientra –a mio avviso- pienamente in questa categoria.E non tanto per la banale considerazione che Beppe Grillo e a maggior ragione Casaleggio (probabilmente il vero “padrone” del M5S) sono miliardari e il secondo è un grande imprenditore nella comunicazione (guarda caso…). Anche molti dirigenti comunisti storici erano di estrazione borghese.
Ma il vero motivo risiede nel fatto che, a differenza dei comunisti (almeno quelli seri), il M5S non organizza i ceti popolari e soprattutto non fa un lavoro di coscientizzazione di questi, attraverso un lavoro teorico-ideologico e di analisi complessiva. L’attività di Grillo –prendere di mira di volta in volta singoli personaggi o singole aziende, in modo estemporaneo e, almeno all’apparenza, senza un preciso disegno organico- non rientra in ciò. E di sicuro tale comportamento non rafforza i ceti popolari.
In
questi ultimi decenni il movimento operaio e i comunisti hanno perduto
un’importante “casamatta” (altro concetto gramsciano): quella
teorico-ideologica.
Il
disorientamento, la confusione, le divisioni che regnano nella sinistra
nostrana e tra i comunisti, e quindi l’annullamento politico, ne sono una
conseguenza.Forse è proprio dal ricostruire la “casamatta” teorico-ideologica che occorre ripartire.

