giovedì 15 marzo 2012

Roberto Saviano, un eroe...costruito mass-mediaticamente

Nessuno mette in dubbio l'intelligenza e le notevoli capacità di uno scrittore come Roberto Saviano. Non è certo questo in discussione. Egli sa scrivere molto bene. Sa fare e ha fatto un ottimo lavoro di denuncia, narrando ambienti e dinamiche poco conosciute al grande pubblico.
Resterebbe, certo, da capire da dove abbia tratto molte delle informazioni che appaiono, ad esempio, sul libro Gomorra. Ma su questo sorvoliamo.
Il punto, almeno per me, è un altro.

Partiamo da quello che il grande pubblico, ossia, la gran massa degli italiani, "sa" su come è emerso alla ribalta questo giovane napoletano.
La storia di Roberto Saviano è (in teoria) nota: illustre sconosciuto, egli ha scritto un libro di denuncia sulla Camorra, di facile lettura e talmente denso di informazioni, che nel giro di pochi mesi ha ottenuto un successo strepitoso, diventando un best seller.
E lui, Saviano, un potenziale bersaglio della camorra che l'avrebbe minacciato di morte (uso il condizionale non perchè non ci credo, bensì perchè potrebbe in teoria anche non essere vero -rientrerebbe nella costruzione mediatica del personaggio- anche se personalmente credo che le minacce le abbia effettivamente ricevute).

In questa storia c'è qualcosa che, francamente, non mi è quadrato fin dall'inizio. Ossia, il fatto che in Italia oggi sia possibile emergere a certi livelli e diventare famosissimi, semplicemente per aver scrritto un buon libro. Molto ottimi (e scomodi) scrittori vengono ignorati.
Questa storiella, in effetti, fa venire in mente il mito americano del "self-made man" (l'uomo che si fa da solo). Un mito al quale ormai anche gli stessi americani credono sempre meno.
E' mai possibile in Italia diventare "qualcuno" (ai livelli di Saviano) senza essere in qualche modo lanciati da qualche pezzo grosso?
E questo "pezzo grosso" in effetti esiste, ed è nientemeno che "La Repubblica"!

E fin qui, niente di male, direi.
Finchè Roberto Saviano si limita ad indagare e a fare denunce sul fenomeno camorristico e mafioso in generale, ben venga!
Il problema nasce -almeno per me- quando Saviano incomincia a discutere di politica. E, soprattutto, quando lo fa, forte di questa sua aureola di "eroe", di "coscienza onesta", di "paladino della legalità", di giovane coraggioso, che ha osato sfidare la camorra, e quindi di persona difficile da criticare (se critichi Saviano, allora sembra quasi che vuoi difendere la Camorra!).

E lo scrittore napoletano ha espresso dei giudizi politici molto discutibili e in parte anche disonesti, se non proprio falsi!
Roberto Saviano nasce da madre ebrea ed è naturale e giusto che voglia difendere quel popolo e quella religione. E fa benissimo a farlo.
Ma TUTTA UN'ALTRA COSA è la sua presa di posizione nei confronti di uno stato, come quello sionista di Israele, del quale ha tessuto grandissime lodi, "dimenticando" che tale stato da decenni perseguita, e sanguinosamente, il popolo palestinese (come a suo tempo furono prseguitati gli stessi ebrei), cacciandolo via da quella che da secoli era la sua terra (e dove, per inciso, ebrei e musulmani convivevano abbastanza pacificamente, prima della nascita dello stato di Israele).
Tra l'altro, l'ultimo ed ennesimo massacro di palestinesi -anche bambini- a Gaza ad opera degli aerei israeliani (almeno 25 vittime) è di pochi giorni fa.
Inoltre, Saviano ha gettato veleno su tutto il mondo islamico, tirando fuori i classici pregiudizi e stereotipi occidentali su tali popoli, che non servono ad altro, se non ad alimenttare l'odio etnico-religioso.

Un altro giudizio politico che recentemente ha espresso Saviano è quello su Antonio Gramsci. Di cui conosce evidentemente molto poco. Ed è un giudizio da considerare quantomeno disonesto.
Saviano, distinguendo due sinistre (in modo fortemente schematico, ma lasciamo perdere), colloca Gramsci in quella di tipo estremistica e massimalistica, accusandolo di aver fomentato odio e istigato i militanti a considerare gli avversari politici, dei nemici.
Saviano "dimentica" (per l'ennesima volta) che Gramsci agì in un periodo in cui regnava lo squadrismo fascista, fortemente appoggiato dagli agrari, dagli industriali e soprattutto dallo stato sabauda e che gli squadristi agivano protetti dalle forze dell'ordine.

Antonio Gramsci, autore fra i più letti e studiati nel mondo (tranne in Italia, dove è conosciuto di nome, ma semi-sconosciuto nelle sue geniali elaborazioni), evidentemente dà ancora fastidio. Un cervello vero, uno che ha subito il duro carcere ed il confino. Non certo uno che stava spesso in televisione, come Saviano (e, certo, non soltanto perchè la TV allora non esisteva).

Roberto Saviano che parla di politica rientra perfettamente nel recente costume "americano" che da anni dilaga in Italia, ossia, di personaggi provenienti -almeno apparentemente- da sfere non politiche (magistrati, comici, imprenditori, conduttori, ecc.) che entrano in politica, portando -sempre apparentemente- un tocco di novità e di -molto presunta- onestà.
Con Berlusconi abbiamo già visto come è finita.

Roberto Saviano continui ad occuparsi di Camorra, che farebbe meglio!

martedì 6 marzo 2012

viva il trasporto pubblico! Ma la TAV è costosa, inutile e dannosa

Incomincio col dire che sono ampiamente favorevole allo sviluppo del trasporto pubblico e al ridimensionamento di quello privato. Non serve un gran cervello per capire gli enormi vantaggi che deriverebbero da un potenziamento dei mezzi pubblici, sia a livello locale, sia a livello nazionale.

FORTE RIDUZIONE DEL TRAFFICO.
Ad esempio, se 50 persone che stanno in un autobus o tram prendessero la macchina, anche nell'ipotesi ottimistica che andassero, facciamo una media, in due su ogni vettura, parleremmo di 25 macchine in circolazione. Magari facciamo 15, dato che una parte di loro userebbe la moto. Ma 15 automobili + 20 moto intasano la strada decisamente più che un autobus o tram (e non parliamo della metropolitana).
MENO INQUINAMENTO.
Va da sè, che 25 macchine inquinano più di un autobus.
MENO INCIDENTI STRADALI.
E quindi meno morti e feriti.
PIU' AGIBILITA' PER I PEDONI.

E poi, ovviamente, meno problemi di parcheggio, meno nervosismo e altri vantaggi ancora.

Naturalmente per ottenere tutto ciò, servirebbe un trasporto pubblico sviluppato, ben organizzato ed efficiente. Ossia, l'esatto opposto di quello che abbiamo, ad esempio, in una città come Roma, dove tale servizio è in uno stato a dir poco vergognoso!

Lo stesso discorso vale a livello nazionale. Dove occorrerebbe sviluppare soprattutto il traffico su rotaia, riducendo così una parte degli innumerevoli Tir (e ovviamente anche automobili) che riempiono le strade e autostrade italiane.
Con tutte le conseguenze positive -anche qui- su congestioni, incidenti e inquinamento.
Particolarmente urgente è, poi, un intervento sul traffico pendolare, che ormai ha raggiunto livelli insostenibili. E a maggior ragione, se teniamo presente che la rete ferroviaria locale, in Italia, è stata costruita totalmente o quasi più di 60 anni fa, ossia, quando il tessuto abitativo/produttivo/commerciale era completamente diverso da quello di oggi.


Fatte queste premesse, forse a qualcuno potrebbe sembrare strano che io sia contrario alla TAV Torino-Lione. Ma ci sono dei motivi ben precisi per questa mia presa di posizione.
A scanso di equivoci, io non sono in assoluto contrario ai treni ad alta velocità. Anche se ritengo che le priorità siano decisamente altre. Come già detto, il potenziamento del traffico su rotaia locale/pendolare (cosa mi importa di fare Roma-Milano in 3 ore se poi ci impiego quasi lo stesso tempo per andare, coi mezzi pubblici, dal Trullo a Centocelle?).

La TAV Torino-Lione ha intanto dei costi esorbitanti. 15-20 miliardi, che, col tempo, aumenteranno di sicuro. Un'immensità!
Si tratta di risorse che potrebbero, esse da sole, rilanciare in parte l'economia italiana (se investite su ospedali, scuole, cultura, acquedotti, strade...) creando occupazione vera (ossia, stabile).

L'utilità, viceversa, è scarsissima.
Diversi studiosi ed esperti sostengono l'assoluta inutilità di un'opera faraonica come questa. E ciò, quando l'attuale rete stradale-ferroviaria (sempre nella Val di Susa) è ampiamente sotto-utilizzata.
Tra l'altro il traffico di merci tra l'Italia e la Francia è in diminuzione da 10 anni a questa parte. E ora con la crisi, meglio mi sento.
Inoltre i lavori per la costruzione della TAV creano forti rischi. Rischi di tipo idro-geologico (come è già avvenuto per la TAV Firenze-Bologna). E soprattutto rischi derivanti dall'amianto presente nelle montagne che si devono scavare per costruire le gallerie. Le polveri di amianto -altamente cancerogene, come è noto- si spargerebbero su tutta la valle e il vento le spingerebbe facilmente fino a Torino.
Questi, in estrema sintesi, sono i principali motivi per cui la TAV Torino-Lione non va fatta!!

Da rilevare, infine, la totale sordità del governo, nonchè del Presidente Napolitano (che si rifuta di ricvevere i sindaci contrari alla TAV). Che si continua a dimostrare il governo (e il Presidente) di una sola parte degli italiani: quella ricca e affarista/speculatrice!

Un ultimo pensiero va a Luca Abbà, il militante NO-TAV rimasto folgorato dai cavi dell'alta tensione. Un augurio di pronta guarigione e che possa al più presto ritornare a lottare contro questa e altre ingiustizie che gli italiani devono subire.

venerdì 24 febbraio 2012

L'Italia farà la fine della Grecia?

Naturalmente nessuno ha la palla di vetro: prevedere che cosa accadrà da qui a soli pochi mesi è -soprattutto di questi tempi- assai arduo.
L'unica cosa sulla quale possiamo stare tranquilli (per modo di dire) è che la crisi economica è ben lungi dall'essere superata e che ci aspetteranno altre misure "lacrime e sangue". Per noi, non certo per i ricchi!
D'altronde in Grecia siamo già alla quarta manovra "lacrime e sangue". La prima -per chi si ricorda- è stata due anni fa, nel 2010. Basterebbe questo a farci capire quanto siano utili queste ricette, che non fanno che impoverire gran parte della popolazione (ma per il lucro delle banche sono utilissimi).
Intendiamoci, non è che nel frattempo non possano esserci anche delle mini-riprese economiche (magari abilmente sfruttate e ingigantite dai mass-media compiacenti). Ma si tratterà comunque di riprese effimere, che spesso preludono ad ulteriori crolli degli indici economici.
Tutto, ma proprio tutto mi porta a pensare che il grosso della crisi deve ancora arrivare. A cominciare dalle misure cosiddette "anti-crisi" che vengono adottate dai governi europei.

Ora, si dice però, che l'Italia non è la Grecia, che la nostra economia è molto più forte e solida. Consolante davvero! Rispetto ad un paese come quello ellenico, che si regge (quasi) solo sul turismo!
In realtà, in Italia esiste da decenni un tessuto produttivo anche relativamente buono. Nella siderurgia, negli ellettrodomestici, nelle automobili, nautica, aeronautica, nel tessile, nelle telecomunicazioni e perfino nella tecnologia informatica avanzata, il Bel Paese ha un ruolo importante, anche a livello internazionale.
O, meglio, l'aveva.
Tra gli anni '90 e i primi 2000 abbiamo avuto in Italia un'ondata di privatizzazioni da far paura (in Germania no, e questo spiega tante cose...). Quest'ondata ha devastato gran parte di questo tessuto produttivo (una su tutte: l'Alitalia, a suo tempo privatizzata, ora è in mano all'Air France).
Con le privatizzazioni alcuni cosidetti "imprenditori" si sono personalmente arricchiti, mandando in rovina l'azienda che lo stato gli aveva praticamente regalato.

Dunque, "grazie" alle privatizzazioni il tessuto produttivo dello Stivale si è fortemente ridimensionato. Certo, rimane assai più robusto di quello greco. Ma c'è un piccolo problema: anche il nostro debito pubblico è molto più robusto di quello ellenico!

Monti dice che l'Italia si sta rimettendo nei giusti binari per far rinascere l'economia. Detto da lui è come sentire il negoziante che decanta i suoi prodotti.
Peccato che tutti i dati dicano il contrario.

L'impoverimento di milioni di italiani (e di milioni di europei) -causato dalle manovre di Berlusconi prima e di Monti ora- rende assolutamente IMPOSSIBILE una (vera) ripresa economica!
Questa, infatti, non potrà certo basarsi sul consumo interno (come accade invece in Cina, dove il governo "ideologico" ha, viceversa, aumentato i salari, mostrando molto più buon senso dei paesi "liberi").
E non potrà nemmeno basarsi sulle esportazioni. Su quest'ultimo terreno, infatti, l'Italia ha perduto quota negli ultimi anni e continua a perderla.
D'altronde a livello internazionale, l'unico modo per essere competitivi è INVESTIRE SULLA RICERCA E INNOVAZIONE. In Italia, viceversa, negli anni scorsi sono stati fatti numerosi tagli in quest'ambito. E Monti non sembra voler cambiare rotta.
La stessa insistenza a voler cancellare l'articolo 18 la dice lunga sul fatto che anche questo governo -come quello precedente- sta puntando soltanto ad abbassare (ulteriormente) il costo del lavoro, per diventare come quei paesi del Terzo Mondo, che attirano investimenti stranieri, grazie ad una forza-lavoro a basso prezzo e senza tutele sindacali.

Ci aspettano anni duri, prepariamoci!
Ha ragione Diliberto, quando ricorda come le misure di tipo "greco", che vennero adottate in Germania durante la crisi economica dei primi anni '30 del secolo scorso, generarono disoccupazione e miseria, spalancando le porte alla vittoria elettorale di Hitler e del nazismo!

venerdì 10 febbraio 2012

Siria, l'Occidente sta preparando l'ennesima guerra!

Premesso che a me il regime siriano -in sè- non mi piace, e per vari motivi, e non ho alcun interesse a difenderlo. E' uno stato molto poco democratico, vi governa un'oligarchia, ed è repressivo.
Ma queste sono caratteristiche che hanno più o meno tutti gli stati mediorientali e la Siria non è certo tra i peggiori. Anzi, è uno dei pochi stati arabi laici (rimasti).

La domanda che mi pongo è perchè la guerra civile sia scoppiata proprio in Siria. Ossia, in un paese dove -rispetto agli standards mediorientali- motivi di malcontento ce ne sono tutto sommato pochi.
Se andiamo a vedere altri stati arabi, difficilmente troviamo condizioni di vita e politiche migliori di quelle siriane. Viceversa, troviamo situazioni molto peggiori: stati ultra-oscurantisti (vedi Arabia Saudita e vari emirati) e ferocemente repressivi e/o paesi dove gran parte della popolazione vive in miseria (tipo l'Egitto).
Non solo: le aperture democratiche di Assad (presidente della Siria) non hanno quasi riscontri in altri paesi arabi.
Perchè proprio in Siria?

La guerra civile siriana ha molto poco a che vedere con le rivolte popolari spontanee egiziane, tunisine, yemenite e del Bahrein. Anzi, a Damasco ci sono state diverse manifestazioni popolari di massa in difesa di Assad (più o meno censurate dalla nostra "informazione").
Le "notizie" che ci arrivano dalla Siria, derivano (tutte) da non meglio precisate "fonti dell'opposizione". Alla faccia del "pluralismo".
Nelle ultime ore, inoltre, è emersa la notizia che tra gli insorti militano soldati del Qatar e addirittura britannici. A conferma di come dietro ciò che sta accadendo in quel paese è frutto di una strategia di conquista USA-NATO-Israele.

Ciò che sta accadendo in Siria non ha nulla di spontaneo, nè di popolare, ma DOVEVA accadere per forza. Perchè? Per il semplice motivo che Damasco è rimasto credo l'unico paese arabo a non accettare la supremazia USA (e occidentale, in genere). E la Siria, pur non avendo il petrolio, è tuttavia un paese chiave nel Medio Oriente: abbattere l'attuale regime siriano porterebbe un rafforzamento strategico degli USA e di Israele nella zona del mondo più ricca di petrolio.

La risoluzione dell'ONU, che chiedeva la cacciata di Assad, è però stata bocciata, grazie al veto della Cina e della Russia.
Prima di dare giudizi sull'operato di questi due paesi, vanno tenuti presenti dei fatti:
primo, tutte le guerre degli ultimi 15 anni (Kossovo, Afghanistan, Iraq, Libia) sono state portate avanti dalla NATO-USA (anche) per indebolire i suoi principali concorrenti, ossia, Mosca e Pechino. I quali finora sono stati zitti e pazienti. Ma, si sa, ogni pazienza ha un limite!
Secondo, la risoluzione 1973 ONU sulla Libia dello scorso anno è stata pesantemente infranta dalla NATO, la quale invece di limitarsi a far rispettare la "no fly zone", come avrebbe dovuto fare, ha bombardato città, acquedotti, ospedali, centrali elettriche, nonchè l'esercito libico (a terra). Cina e Russia possono fidarsi ancora?
Entrambe sanno benissimo che accettare la risoluzione ONU contro la Siria significa dare il via libera all'ennesima guerra di occupazione USA-NATO e alla loro sostanziale colonizzazione del paese arabo, naturalmente dietro falsi pretesti "umanitari" o di "esportazione della democrazia".
Dunque, Cina e Russia hanno fatto benissimo a porre il veto.

Ma il discorso è un po' più complesso. La situazione irachena e quella libica (dove la guerra civile prosegue, anche se nessuno ne parla più) dimostrano che le invasioni militari degli occidentali, lungi dal "portare la democrazia", scatenano tensioni, lotte, attentati terroristici e conflitti di vario genere, laddove i regimi precedenti riuscivano invece a mantenere la situazione relativamente tranquilla.
Ora, la Siria è al centro di tutta una serie di dinamiche interne al mondo arabo-islamico, che qualora scatenate, provocherebbero reazioni conflittuali a catena anche negli altri paesi dalle proporzioni e dagli esiti difficilmente prevedibili, alimentando il terrorismo.
C'è veramente poco da stare tranquilli (anche da noi).

E pensate che per gli USA-Israele, dopo la Siria, l'obiettivo successivo è addirittura l'Iran!!!!
Forse i Maya ci avevano veramente azzeccato...

domenica 5 febbraio 2012

Monti, il posto fisso e l'articolo 18

La recente "battuta" di Monti su quanto sarebbe monotono il lavoro fisso, ricorda vagamente un'altra infelicissima battuta, quella del fu Padoa-Schioppa sui "bamboccioni". Sono "battute" decisamente di cattivo gusto (forse non ai pessimi livelli di quelle di Berlusconi, ma ci si avvicinano).Ma dietro queste "battute" c'è sempre qualcosa di più pesante. Ossia, nel caso di Monti, l'attacco all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

L'articolo 18, quello sul licenziamento, è stato una grande conquista umana e civile.
Senza entrare troppo nei dettagli, l'articolo 18, contrariamente a quanto molti dicono (disonestamente) NON dice che il lavoratore non può essere mai licenziato per nessun motivo.
Dice semplicemente che dietro un licenziamento deve esserci una giusta causa. Tutto lì.

In Italia molti lavoratori -e purtroppo ce ne sono- che lavorano male, che sono assenteisti, poco diligenti, ecc. (i cosidetti "fannulloni") sono troppo spesso -ahimè- tutelati. Ma non dai sindacati o dall'articolo 18, bensì evidentemente da qualche pezzo grosso.
E' la forte raccomandazione che spinge molti soggetti a curarsi poco o niente di svolgere bene il loro lavoro. Ed è quella, al limite, che andrebbe combattuta, non certo l'articolo 18.

Lo scopo fondamentale dell'articolo 18 è ben altro: ossia, quello di evitare ai lavoratori il ricatto del licenziamento. Infatti, un lavoratore licenziabile è -va da sè- fortemente ricattabile.
Ricattabile soprattutto a livello sindacale.
E' noto come tra i lavoratori con contratti a tempo determinato -e non parliamo di quelli con contratti ancora più precari- gli iscritti al sindacato diminuiscono fortemente.

Ma i ricatti non sono solo sindacali. A molte lavoratrici (non tutelate) viene di fatto proibito di avere dei figli. Pena, ovviamente, il licenziamento.
E non parliamo dei vari ricatti sessuali, per cui chi desidera mantenere il lavoro è costretta a prestazioni sessuali con il "datore di lavoro".

Ma la cancellazione dell'articolo 18, ci viene detto, serve a rilanciare l'economia italiana. NIENTE DI PIU' FALSO!!!
Sono ormai più di vent'anni che vengono erosi diritti e conquiste dei lavoratori, sempre con la scusa che ciò sarebbe necessario per rilanciare l'economia e l'occupazione (l'elenco è lunghissimo, a partire dalla cancellazione della scala mobile, all'introduzione del precariato legalizzato, ecc.).
Risutato? Mai l'economia italiana è andata così male!
Ma poi basta guardare le aziende con meno di 15 dipendenti (dichiarati), ossia, la dove l'articolo 18 non si applica. Sono quelle che vanno peggio! Ne chiude una dopo l'altra!

L'economia italiana si rilancia a suon di investimenti produttivi (qualcuno li ha visti?) e puntando sulla ricerca (altra scomparsa nel Bel Paese), e non certo tagliando (ulteriormente) il costo del lavoro. Cosa che tra l'altro deprime fortemente la domanda, già tremendamente depressa dalle altre misure di questo e del precedente governo.

Per concludere, una domanda: in Grecia non mi risulta che esiste qualcosa come l'articolo 18. Se per "rilanciare l'economia italiana" è necessario cancellarlo, perchè l'economia ellenica allora non va a gonfie vele?

mercoledì 25 gennaio 2012

Forconi, camionisti, benzinai, tassisti,...Monti scontenta tutti!

Nonostante la profonda antipatia che ho sempre nutrito per un personaggio come Berlusconi, non me la sono sentita di festeggiare quando il suo governo è terminato l'autunno scorso.Immaginavo già, infatti, che da uno come Mario Monti non ci si poteva aspettare granchè di buono.
E i fatti hanno subito dimostrato che le cose stanno proprio così: prima sono stati colpiti i settori popolari, i lavoratori, i pensionati.
L'aumento dell'IVA, il taglio sulle pensioni e altri tagli la reintroduzione dell'ICI sulla prima casa, ecc. Sono tutte misure che colpiscono in pratica soltanto i ceti deboli, i lavoratori, i pensionati. Ossia, i PROLETARI.

Ma Monti è legato soltanto ai poteri forti, al mondo finanziario, alle banche, al capitale internazionale. Insomma, alla grande borghesia. C'è una differenza, rispetto a Berlusconi. Il quale era pure lui, sì, legato ai poteri forti, ma manteneva un rapporto saldo -sia direttamente, che indirettamente attraverso la Lega- anche con i ceti piccolo o medio borghesi.
Tutto il mondo della micro-imprenditoria, del piccolo commercio, dei professionisti, ossia, il mondo in cui -come è noto- è forte l'evasione fiscale, costituiva la base sociale del Governo Berlusconi. Logico che il cavaliere ci pensasse bene prima di attaccare questa realtà.
Viceversa, il "governo tecnico" (in realtà politicissimo) di Monti non ha problemi di consenso elettorale (come le dittature) e può tartassare chi gli pare. Tranne, ovviamente, i poteri forti: le banche (tedesche soprattutto), Confindustria, il Vaticano, ossia, la grande borghesia.

Dopo che Monti si è scatenato contro le pensioni e contro i ceti popolari (i quali hanno espresso ben poca resistenza, e su questo ci sarebbe veramente da riflettere...), ora è la volta della piccola borghesia. La quale sta invece reagendo con ben maggior determinazione.
Tassisti, camionisti, benzinai, farmacisti, agricoltori, pescatori, avvocati (e altre categorie ancora, non me le ricordo tutte) stanno protestando da giorni e giorni, con scioperi e blocchi vari.
In Sicilia si sono dati pure un nome, come è noto. Ossia, i "Forconi".

La prima cosa che emerge è che tutti questi settori piccolo-borghesi sembrano assai più organizzati e determinati nel difendere i loro interessi, rispetto ai settori più popolari (e, in modo particolare, i lavoratori precari). Questo la dice lunga sugli errori commessi in questi anni dalla sinistra italiana e sui suoi limiti!

Ma vorrei anche riflettere su questi settori, che oggi si stanno mobilitando contro le misure liberalizzatrici del Governo Monti (che al momento sembrano non riguardare l'acqua, grazie al recente referendum, ma anche su questo, occhi aperti: prima o poi ci proveranno lo stesso!!).
I piccoli imprenditori o commercianti, i liberi professionisti, sono tutte categorie dove l'evasione fiscale è molto forte (come è ben noto) e che già per questo motivo non mi sono mai state troppo simpatiche (il secondo motivo è che gran parte di loro votano a destra).
Ma non per questo hanno tutti i torti. Oggi come oggi, è diventato sempre più difficile mantenere una piccola impresa o un negozio. Stesso discorso vale per i tassisti e per tante altre categorie simili.
Le misure di questo governo non fanno che peggiorare la situazione.

E allora penso una cosa: da una parte io difendo tutti quei lavoratori che faticano per mantenersi e per mantenere la propria famiglia. Anche se sono dei piccolo-borghesi.
Dall'altra, però, spero che questi settori si inizino a rendere conto che se oggi ci ritroviamo in questo stato è ANCHE a causa di 10 anni di governo Forza Italia-Pdl-Lega, che molti di loro hanno votato e pure grazie alla (loro) evasione fiscale.
Certo, la crisi economica è internazionale, non è un portato del solo Berlusconi. Ma le responsabilità stanno NELLE POLITICHE LIBERISTE che anche Berlusconi e la Lega hanno portato avanti in questi anni.

Dalla crisi si esce soltanto con una PATRIMONIALE, tassando TUTTE le attività commerciali (Chiesa Cattolica compresa) e evitando acquisti costosissimi quanto anti-costituzionali, come i 131 cacciabombardieri F35.


Un'ultima critica va fatta alla sinistra italiana: se in questi vent'anni invece di bearsi del suo "superamento delle vecchie ideologie", avesse difeso e organizzato meglio i settori proletari, non staremmo ora a questo punto. E non rischieremmo -come invece accade- tra qualche anno (se non mese) di ritrovarci un fortissimo aumento della povertà.
La Grecia è vicina. E non solo geograficamente...

domenica 15 gennaio 2012

perchè è fuorviante prendersela con i parlamentari (ma comodo per qualcuno)

Immaginate due persone, due ladri: il primo si impossessa di una vostra penna bic. Il secondo vi ruba un'automobile, magari appena comprata e di cui state pagando ancora le rate.Sarebbe assurdo e folle arrabbiarsi ferocemente con la prima persona e ignorare la seconda. Eppure -metaforicamente- ciò accade molto più spesso di quanto immaginiamo.

Fuori di metafora, i "ladri di penne" sono i parlamentari.
Nel senso che questi percepiscono stipendi, pensioni effettivamente un po' troppo alti e godono di privilegi ingiustificati.
A dir la verità, l'elevato stipendio dei parlamentari non sarebbe, in sè, una cosa del tutto sbagliata: in origine, ciò serviva a permettere l'accesso a tale carica anche alle persone provenienti dai ceti popolari, che non potevano godere di ricchezze personali e/o di finanziamenti da parte di ambienti danarosi.
Comunque sia, i privilegi economici dei parlamentari sono tutto sommato poca cosa e incidono in misura limitata sul bilancio statale (e dunque sulle nostre tasse). Si tratta di "ladri di penne".
Eppure, neanche a dirlo, la maggior parte degli italiani se la prende soprattutto, se non esclusivamente, con loro.
Viceversa, pochi se la prendono con i "ladri di automobili": i VERI privilegiati, quelli che si impossessano (direttamente o indirettamente) di ricchezze colossali, pagate con le nostre tasse.

Al primo posto vanno sicuramente le BANCHE (oggi soprattutto quelle tedesche). E il mondo della finanza in genere.
Queste si sono arricchite per anni con le speculazioni, contribuendo ad alimentare la crisi economica attuale.
E le misure "lacrime e sangue" del Governo Monti (e del precedente Governo Berlusconi) -delle cui conseguenze disastrose per noi, ce ne accorgeremo nei prossimi anni- si tradurranno in ulteriori vantaggi speculativi per queste.
La Banca Centrale Europea, infatti, non finanzia direttamente gli stati, bensì le banche (con tassi di interesse bassi) che poi prestano i soldi agli stati (con tassi di interesse molto più elevati), realizzando enormi guadagni.
I costi di questi loro immensi profitti li paghiamo noi!
Alle banche sarebbe da aggiungere poi il mondo cosidetto "imprenditoriale" italiano, ossia, affaristi, i quali, grazie alle privatizzazioni e ai finanziamenti statali (sempre pagati da noi) si sono arricchiti impossessandosi di settori importantissimi della produzione italiana, spesso portandola al fallimento.

Poi c'è il VATICANO.
Nessuno propone di tassare i luoghi di culto. Ma i ristoranti, gli alberghi, i negozi e insomma, tutta l'attività commerciale e lucrativa, legata alla Chiesa Cattolica dovrebbe essere tassata e invece non lo è. Oggi paghiamo noi per loro. (e paghiamo pure la luce, l'acqua, ecc.).
Come se non bastasse, lo stato italiano (contravvenendo tra l'altro alla nostra costituzione) finanzia le scuole private, che sono poi in gran parte cattoliche. Mentre taglia fondi alle scuole pubbliche. L'esatto contrario di ciò che dovrebbe fare.
Anche qui stiamo parlando di risorse ingentissime, al cui confronto gli stipendi dei parlamentari sono cosa ridicola.

Poi ci sono altri ambienti, di cui di solito non si parla mai, tipo la casta militare.
E, a proposito di militari, è semplicemente scandaloso (nonchè grave che sono in pochi a protestare in merito) l'acquisto di ben 131 cacciabombardieri F-35 (di fabbricazione statunitense, dato che in Italia i nostri "imprenditori" stanno smantellando gran parte dell'apparato produttivo). Anche qui contravvenendo alla nostra costituzione (sono aerei per l'attacco e non per la difesa). E con una spesa che è di minimo 15 MILIARDI di euro. Come una manovra economica.
Che, naturalmente, paghiamo noi.



Di fronte a questo sperpero di denaro pubblico, capite che prendersela con gli stipendi dei parlamentari è come prendersela con chi ti ruba una penna, mentre nello stesso momento ti stanno rubando l'automobile! (ciò non significa, comunque, che stipendi, pensioni e privilegi dei parlamentari non andrebbero effettivamente ridotti).
Non solo: l'accanimento contro i parlamentari nasconde la volontà di vasti settori di potere di limitare il potere del parlamento, per creare un governo più forte. Diciamo pure un regime.
Il che si tradurrà in un aumento (e non certo in una riduzione) delle ruberìe.

In realtà, già oggi in Italia il parlamento ha perduto parecchio potere. A vantaggio soprattutto della BCE.
In ogni caso, diffido e invito a diffidare delle campagne che strumentalizzano la (giusta) indignazione popolare, concentrandone l'astio soltanto contro i parlamentari.
D'altronde è con questo meccanismo che Hitler andò al potere.